Direzione didattica di Pavone Canavese

Progetto Storia del '900. Dossier su Olocausto e Revisionismo

a cura di Gianni Cimalando e Giovanni Savegnago

dal 1/6/1999 le pagine del Progetto Storia del 900 sono state visitate volte

 

WB00882_.GIF (263 byte)    Bambini zingari nei lager
"I figli del vento": due brevi articoli, inviatici dal prof. Sergio Bocchini, sui bambini zingari nei campi di concentramento nazisti

WB00882_.GIF (263 byte)    Ma perchè vogliono convincerci che la Shoah fu uno sterminio come tanti ? di E. Scalfari

Prendendo le mosse dalla stralcio del nuovo libro di Battista pubblicato da "La Stampa", Eugenio Scalari sostiene che la polemica in questione è del tutto pretestuosa in quanto a suffragio delle tesi comparativiste, non viene portato alcun elemento/documento di novità. L'accusa di Scalari è che dietro la polemica, ammantata di interesse storico, si nasconda invece una posizione politico-idelologica che, con la ricerca storica ha, appunto, ben poco a che vedere (la tesi equiparazionista risulta lacunosa; tra i tanti stermini moderni ce ne sono infatti molti che vengono poco ricordati dai sostenitori dell'equiparazione). Secondo l'autore, si confrontano quindi due interpretazioni, entrambe ideologiche, relative e parziali, non per disonestà intellettuale di chi le sostiene, ma perché sono il frutto di un punto d'osservazione soggettivo e non può essere altrimenti. (Gia.Cim.)

WB00882_.GIF (263 byte)    La fine dell'innocenza, di Pierluigi Battista

Esce il 14/4/2000 da Marsilio "La fine dell'innocenza" (sottotitolo, Utopia, totalitarismo e comunismo) di Perluigi Battista. Il libro offre una rassegna dei racconti utopistici, da Platone a Thomas More, in cui appare costante l'idea che è proprio dell'utopismo politico, nel progetto di costruire il paradiso in terra, che si annida il pericolo totalitario. E' prevalsa invece l'dea che la fine del "comunismo storico" non abbia trascinato nel discredito la generosa "utopia comunista", avvalendosi di quell'argomento che Francois Furet ha definito "il beneficio delle buone intenzioni".
Su questo tema, La Stampa del 13/4/00, pubblica un brano del libro di Battista, dedicato al prevalente rifiuto di un approccio "comparativo" tra il comunismo e il nazismo.

WB00882_.GIF (263 byte)    Gian Enrico Rusconi: Gli storici e il caso del negazionista (un intervento sulla "sentenza Irving")

WB00882_.GIF (263 byte)    Giorgio Bocca: Quant'è cretino il revisionista che preferisce le carte ai fatti

WB00882_.GIF (263 byte)    Hobsbawm replica a Mario Pirani

WB00882_.GIF (263 byte)    Mario Pirani: Quando litigai con Hobsbawm

WB00882_.GIF (263 byte)    Barbara Spinelli: Memoria dei lager, paura della Cecenia

WB00882_.GIF (263 byte)    Sul caso Hobsbawm interviene Gad Lerner


Gli storici contro Hobsbawm. Si apre il dibattito, anche perchè - secondo alcuni - l'uso delle fonti non è tutto, nella ricerca storica.

Su Repubblica di giovedì 30 marzo 2000 si accende il dibattito tra gli storici, dopo le recenti tesi di Hobsbawm in occasione del processo intentato dallo storico negazionista David Irving contro la accademica americana Deborah Lipstadt e il suo editore per diffamazione.
Giovanni Savegnago ha raccolto
alcuni interessanti articoli sull'argomento.


Hobsbawm: l’Olocausto, eredità di un secolo (di Gianni Cimalando)

Il quotidiano "La Stampa", in occasione dell’assegnazione all’illustre storico inglese della laurea honoris causa, da parte dell’Università di Torino, pubblica un ampio stralcio della sua lectio magistralis .
Forse il titolo dato all’articolo può trarre in inganno, inducendo a pensare che si tratti della solita analisi sull’Olocausto, al contrario, la lettura del medesimo, si rivela ricca di stimoli e didatticamente utile ad una serie di riflessioni.
Innanzitutto, la prima parte del testo affronta il tema della contesa tra gli storici revisionisti (in particolare l’inglese David Irving) e un certo tipo di sostenitori dell’Olucausto (in questo caso l’americana Deborah Lipstadt).
In questa sezione dell’articolo, Hobsbawm prende le distanze sia dalla posizione di Irving sia da quella della Lipstadt e lo fa in nome del fatto che entrambi, ma soprattutto la seconda, non sembrano disposti ad accettare un approccio ai fatti di tipo empirico e documentale e continuano a farsi guidare da quella che lui chiama "la sfera della partigianeria politica".
Anche la seconda parte della riflessione dello storico mi sembra assolutamente utile per la didattica: ho spesso rilevato che il modo attraverso il quale il fenomeno dello sterminio ebraico viene proposto agli studenti, risulta poco problematico, si basa su affermazioni dogmatiche e tende a non problematizzare, quasi fossero ininfluenti, questioni quali il numero delle vittime, la natura e l’estensione dell’uso dello Ziklon B, i documenti (che non esistono!), che dimostrano il coinvolgimento diretto di Hitler nell’ordinare lo sterminio nei campi, ecc. . Il problema delle fonti, insomma.
L’altro aspetto significativo, dal punto di vista della riflessione per gli studenti, è la possibilità di ricavare utili indicazioni per una corretta procedura nell’applicazione del metodo storico, procedura che Hobsbauwm esemplifica proprio attraverso il "caso" Irving/Lipstad e che mi sembra possa essere riassunta nella capacità, per lo storico, "di emanciparsi dall’eredità intellettuale dell’era delle guerre di religione che ha dominato il secolo ventesimo".

WB00882_.GIF (263 byte)    L'articolo di Hobsbawm 


WB00882_.GIF (263 byte)    Revisionismo: un intervento di Nolte riapre la questione (da La Stampa del 17.03.00)


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